Crans Montana: una tragedia evitabile
Il 2026 si è aperto con una immane tragedia che ritenevamo non poter essere più possibile nelle nazioni “avanzate”, tanto meno nella vicina Svizzera, che nel nostro immaginario è sinonimo di rigore, precisione, rispetto delle regole.
Ci risulta difficile pensare ad un difetto nella normativa antincendio svizzera, con ogni probabilità è mancato un efficace sistema di controllo da parte delle autorità preposte, unito ad una scarsa sensibilità alla sicurezza dei gestori del locale.
A beneficio di chi segue la nostra pagina analizziamo l’accaduto, così come descritto dai media, e vediamo come la normativa italiana, se correttamente applicata, avrebbe sicuramente, nelle stesse circostanze del tragico evento, limitato se non addirittura azzerato i danni alle persone.
Sono sicuramente due le concause che hanno concorso alla catastrofe:
1. L’estrema velocità di propagazione dell’incendio nel controsoffitto
2. La lentezza dell’esodo degli occupanti, dovuta ad un numero insufficiente di vie di esodo (una sola) ed insufficiente larghezza in relazione all’affollamento
Dalle immagini diffuse dai media si vede chiaramente come le fontane pirotecniche abbiano incendiato il materiale poroso fonoassorbente applicato al controsoffitto al fine di migliorare l’acustica del locale. Anche in presenza di un controsoffitto “ignifugo” l’applicazione, magari successiva al progetto iniziale del locale, di tali materiali fonoassorbenti caratterizzati da elevata infiammabilità, ha causato una rapidissima diffusione dell’incendio ed un altrettanto rapidissimo incremento della temperatura all’interno del locale. Da quanto ne sappiamo la temperatura all’interno del locale è salita rapidamente fino a raggiungere le condizioni di “Flash over”, vale a dire oltre 600 °C. In tali condizioni ogni materiale combustibile all’interno dell’ambiente si incendia istantaneamente: tendaggi, arredi, vestiti, e la sopravvivenza delle persone è di fatto impossibile.
L’insufficienza delle vie di esodo ha fatto il resto: troppe persone si sono accalcate, in preda al panico, sull’unica via di esodo, troppo angusta per smaltire l’elevato numero di occupanti in fuga e con ogni probabilità si è verificato il ben noto fenomeno del “blocco della via di esodo” dato dalla compressione dei corpi su un varco ristretto, trasformando la situazione per le persone in fuga in una trappola mortale nel momento in cui le condizioni del locale sono arrivate al “Flash over”.
Vediamo ora cosa prevede la normativa italiana per i pubblici esercizi con affollamento superiore alle 100 persone. In questi casi il D.M. 3 settembre 2021 considera l’attività a rischio incendio “NON BASSO” e prevede l’applicazione del “Codice di Prevenzione Incendi”, la cui prima pubblicazione risale all’agosto 2015. Va detto che il Codice è una norma di legge con profilo estremamente tecnico, elaborato dal Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero dell’Interno, e, da addetto ai lavori, lo ritengo uno strumento validissimo per la valutazione del rischio di incendio e per la progettazione delle misure di prevenzione e protezione.
Nel caso specifico il Codice prevede l’obbligo di installazione di arredi, controsoffitti e tendaggi caratterizzati da “Reazione al fuoco” adeguata, vale a dire materiali di EuroClasse C o superiore, tali da garantire una combustione nulla o comunque “molto lenta”, ben diversa, quindi da quanto si è verificato in Svizzera.
Per quanto riguarda le vie di esodo, il Codice, oltre a prevedere, al netto dei casi particolari, l’obbligo di vie di esodo alternative (quindi almeno due), dà al progettista precise indicazioni sulle lunghezze massime e larghezze minime delle vie di esodo in funzione dell’affollamento massimo previsto.
Per concludere: questa tragedia ci insegna l’importanza della prevenzione ed anche dei controlli, troppo spesso visti, da chi ha purtroppo una scarsa sensibilità ai temi della sicurezza, come un inutile onere finanziario ed una perdita di tempo.
Ing. Marco Mascarino – Allconsup S.r.l.
Professionista Antincendio iscritto all’elenco del Ministero dell’Interno
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